A Parigi la mostra di Dries Van Noten

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Ci sono stilisti che raccontano un mondo, una visione personale, un’interpretazione; sono quei designer che ogni volta fanno compiere un viaggio attraverso le loro creazioni, nulla di concettuale o celebrare, destinato a pochi, ma comunque raffinato e colto; sono quegli stilisti che con una collezione ti fanno compiere un viaggio nello spazio o nel tempo, in una serie di reinterpretazioni e rimandi. Dries Van Noten è tra questi. Dries Van Noten è tra quei stilisti che oggi ti porta in Oriente, domani in una foresta pluviale, poi in un quadro fiammingo o ancora in Messico. Oppure che mescola tutto assieme, in infiniti rimandi, per un risultato che lascia sempre di stucco; sono riconoscibili le sue fonti d’ispirazione e spaziano dagli orientalismi al punk, dalla natura più lussureggiante ai riflessi delle luci notturne di una metropoli. La sua donna è coltamente seducente e sensuale, il suo uomo è un dandy inglese che ama Oscar Wilde e che si scatena con David Bowie. Ori, ricami preziosi realizzati a mano in India, artigianalità soprattutto, piume, strass e tessuti lavorati che emergono dal buio delle stanze del Musée d’Arts Decoratifs, tra quadri, spezzoni di film, abiti di Chanel o Dior da cui trarre ispirazione e fiori, una foresta lussureggiante di orchidee e di un verde brillante.

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Zaha Hadid per Stuart Weitzman e Hat-ology: la domenica pomeriggio a Milano

Faccio mea culpa: come ho fatto a perdermi il nuovo progetto milanese di Zaha Hadid e una mostra sui cappelli non lo so, tant’è…anche ai migliori capita! Ma rimedio subito!
Dunque, Stuart Weitzman ha inaugurato la sua nuova boutique milanese, in via Sant’Andrea, realizzata niente di meno che dall’archistar Zaha Hadid, super mega “architetta” di origine irachena le cui opere sono caratterizzate da linee, a volte dritte altre sinuose, che creano spazi dall’allure futuristico quasi, come delle enormi navicelle spaziali. Ed è così anche il nuovo negozio del designer tedesco nei toni del bianco, oro pallido e acciaio; insomma, se non per le creazioni di Weiztman questa boutique merita una visita solo per l’architettura avvenieristica della Hadid, al momento impegnata nella progettazione dello stadio olimpico per Tokyo 2020.


Poco più avanti invece c’è Palazzo Morando che fino al 30 novembre ospiterà Hat-ology, una bellissima mostra dedicata ad Anna Piaggi e al suo amore per i cappelli. Si possono vedere 60 degli oltre 600 copricapi che la famosa giornalista, scomparsa nell’agosto 2012, ha collezionato firmati dai più grandi nomi, oltre alle creazioni realizzate in esclusiva dal “cappellaio matto” Stephen Jones. Modelli provocatori, visionari e assolutamente riconoscibili che hanno donato quel “quid” in più allo stile inconfondibile di Anna Piaggi.

Chanel: The Little Black Jacket a Milano -La serata inaugurale-

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E’ arrivata a Milano con lo charme che l’ha contraddistinta in tutti questi anni e ha radunato attorno a sè moltissimi amici giunti da tutto il mondo: la Little Black Jacket di Chanel resterà nella città meneghina solo per poche settimane dando la possibilità a chiunque di renderle omaggio.
Alla Rotonda della Besana, uno dei luoghi simbolo della città è infatti stata allestita la mostra The Little Black Jacket che ha inaugurato ieri sera con un esclusivo party di cui vi ho dato un piccolo assaggio sulla pagina facebook. La location, di forma circolare e con colonne ioniche, è molto suggestiva e ben si presta a questa mostra fotografica in cui le immagini, scattate da Karl Lagerfeld, sono appese alle pareti con dei semplici chiodi e hanno dimensioni considerevoli. Le foto ritraggono personaggi famosi, attori, stilisti, giornalisti di moda, designer, che hanno vestito a modo loro la celebre giacca in tweed della maison. Scatti realizzati con la collaborazione di Carine Roitfeld che rendono omaggio a uno dei simboli di Chanel e che spesso sono stati reinterpretati con colori neon, come nel caso del ritratto fatto a Diane Kruger o a Daphne Guinness. Una mostra da godersi con calma, magari andando un sabato o una domenica mattina quando c’è meno ressa e scattare qualche foto con l’iphone.The Little Black Jacket exhibition in Milan_09The Little Black Jacket exhibition in Milan_12The Little Black Jacket exhibition in Milan_14The Little Black Jacket exhibition in Milan_20Elizabeth Olsen-The Little Black Jacket exhibition in MilanCarole Bouquet-The Little Black Jacket exhibition in MilanVanessa Paradis-The Little Black Jacket exhibition in Milan (2)Anna Dello Russo-The Little Black Jacket exhibition in Milan
Tra gli ospiti, oltre a Karl Lagerfeld, Vanessa Paradis, Anna dello Russo, Elizabeth Olsen e Carole Bouquet.

The Little Black Jacket: Chanel di passaggio a Milano -Da segnare in agenda-

Ha conquistato tutti e ora sta facendo il giro del mondo: dopo essersi fermata a Londra, Parigi, Seoul e molte altre città, la giacca nera di Chanel fa tappa anche a Milano. Una mostra, con immagini scattate da Karl Lagerfeld con la collaborazione di Carine Roitfeld, racconta attraverso le foto il mito della Giacca di Chanel, nata nel 1954 come risposta di Mademoiselle, che aveva appena riaperto la sua maison, a una moda decisamente troppo impettita e piena di fronzoli. Lineare, senza troppe cuciture, ispirata a quelle maschili di origine austriaca e realizzata in tweed, la giacca disegnata da Coco Chanel risponde alle esigenze di comodità di tutte le donne ed è pensata perchè sia pratica e assolutamente portabile con tutto. Diventato un capo iconico nel corso degli anni, ad oggi Karl Lagerfeld continua a proporne sempre di nuove di collezione in collezione senza però cambiarne mai l’essenza.
E’ così che nasce il progetto The Little Black Jacket in cui amici della casa di moda reinterpretano a modo loro il famoso capo per poi essere immortalati in scatti protagonisti di una mostra e di un libro.

L’esposizione si terrà dal 06 aprile al 20 aprile alla Rotonda di via Besana 12 e l’ingresso sarà gratuito.

Fashion: a Milano in mostra le foto della Condé Nast -Indirizzi di Stile-

Ha inaugurato il 17 gennaio ma resterà aperta fino al 07 aprile: si tratta della mostra fotografica Fashion i cui protagonisti sono gli scatti provenienti dagli archi della Condé Nast di Milano, Londra, Parigi e New York sapientemente selezionati da  Nathalie Herschdorfer.
Si racconta così la storia della fotografia di moda che, dai primissimi anni del Novecento ad oggi, è evoluta grazie ai nomi di Man Ray, Edward Steichen, Horst e Cecil Beaton fino ad arrivare ai contemporanei Mario Testino e Tim Walker. L’evoluzione dunque di un linguaggio che se all’inizio era considerato di second’ordine è mutato diventando una fortissima influenza e un mezzo per raccontare la contemporaneità; immagini stimolanti dunque, alcune oniriche altre più realistiche, che raccontano un secolo di moda.

Dobbiamo fare di Vogue un Louvre
Edward Steichen a Edma Woolman Chase, 1923.

Fashion
Fondazione Forma per la Fotografia
via Tito Lucrezio Caro, 1

Natale a New York? Non perdetevi “The Art of Scent 1889-2012”

The Art of Scent: 1889-2012

State meditando una fuga di qualche giorno a New York, complice il Natale e l’assalto del parentado vario? Ecco allora una mostra imperdibile, sia per gli appassionati sia per i semplici curiosi: The Art of Scent 1889-2012.
Si tiene al Museum of Arts and Design ed è stata curata da Chandler Burr, il primo critico olfattivo, penna fino al 2010 del New York Times e ospite all’ultimo Pitti Fragranze. L’obiettivo, non facile ovviamente, di Mr Burr? Non solo racchiudere oltre un secolo di storia all’interno di 12 fragranze, si va infatti dal 1889 al 2012, ma soprattutto quello di spiegare che la profumeria è un’arte, al pari dell’architettura, della scultura, della pittura.
Un compito non semplice, anzi, specie per un mondo come quello della profumeria fortemente basato sul marketing: il creare un packaging accattivante, l’usare un testimonial che colpisca subito (è il caso di Brad Pitt per il N°5) e così via. Come fare allora? Prima di tutto selezionando le fragranze stesse: Chandler Burr ne ha scelte 12 fra la vasta produzione e le ha disposte cronologicamente. Si inizia da Jicky del 1889, creato da Aimé Guerlain, il primo profumo a mescolare materie prime sintetiche a quelle naturali, e si prosegue poi con Chanel N°5 di Ernest Beaux, arrivando fino a Light Blue di Dolce&Gabbana e Angel di Thierry Mugler, entrambi creati dal naso Olivier Cresp, fino ad Untitled di Maison Martin Margiela.
Poi, altro dettaglio fondamentale e che diventa una delle caratteristica della mostra stessa, l’aver creato uno spazio cubico in cui i visitatori possono interagire: minimale, interamente bianco e realizzato dallo studio d’architettura Diller Scofidio&Renfro, all’interno di questo cubo ci saranno dei dispenser che spruzzeranno i profumi selezionati mentre il nome stesso della fragranza, con il marchio e il naso che l’ha creata, saranno proiettati. Un’altra particolarità? Il profumo c’è ma non si vede. Se ne sentirà solo l’essenza, saranno spiegati gli ingredienti usati e le materie prime, ma non lo si vedrà fisicamente e, soprattutto, non sarà associato a nessuna pubblicità o boccetta o idea marketing. Semplicemente la fragranza dunque così da spiegare, e capire, il lavoro dietro alla sua creazione, oggi molto complesso a causa di molti fattori tra cui le richieste del mercato e la limitazione dell’uso di alcune materie prime.

“The Art of Scent 1889-2012” si terrà fino al 24 febbraio.

The Art of Scent: 1889-2012