A proposito di Cenerentola: ecco come la pensava Walt Disney

Sono nata a metà degli anni Ottanta e, come tanti della mia generazione, sono cresciuta con i cartoni animati di Walt Disney. La Sirenetta, il Re Leone, Aladdin, ogni anno a Natale non si poteva mancare all’appuntamento fisso al cinema con l’ultima pellicola disneyana.
E mi ricordo ancora quando, più o meno all’età di 5-6 anni, mia mamma mi ha accompagnato a vedere Cenerentola, all’epoca appena restaurata e ammetto che per me la favola di Cenerentola è sempre stata la più bella. Non tanto perchè è la classica storia di lei che, poverina, viene salvata dal principe azzurro e “vissero per sempre felici e contenti”, anche se tutto ciò ha molta presa su una bimba di 5-6 anni specie se poi è accompagnato dalla versione moderna “Pretty Woman”; ma, dicevo, non è l’happy end per cui tanto mi piace questa favola. Quello che mi piace di Cenerentola, e che secondo me molti non hanno colto, è che lei non se ne sta ferma ad aspettare: è una donna che prende e agisce.
L’ha spiegato bene Walt Disney dicendo “She believed in dreams, all right, but she also believed in doing something about them. When Prince Charming didn’t come along, she went over to the palace and got him”. E ha perfettamente ragione! Cenerentola sogna il grande amore, sogna il principe azzurro che l’aiuti a liberarsi di quel trio di bruttone che sono la matrigna e le due sorellastre, e appena ne ha l’occasione prende e va, non resta ferma ad aspettare che sia lui a cercarla e trovarla. Si presenta al ballo in tutto il suo splendore e, per di più, dopo aver conquistato niente meno che il Principe lo molla lì a mezzanotte nonostante le (giuste) lamentele da parte di lui. Insomma, non mi sembra una che si fa mettere i piedi in testa!
Queste riflessioni sono nate perchè ultimamente mi è capitato spesso di leggere e sentire persone che parlano delle donne che soffrono della sindrome di Cenerentola, intesa non tanto a livello psicologico, quanto nel senso che il gentil sesso è combattuto tra la voglia di indipendenza e di affermazione nella società e il desiderio di essere “salvate” e di avere il principe azzurro al proprio fianco. Una visione quindi leggermente negativa della favola stessa, come se Cenerentola fosse stata lì seduta ad aspettare che passasse di lì Mr Giusto. Ma quando mai??!! Cenerentola sapeva quello che voleva e, visto che da casa sua non passava, è andata lei a prenderselo, dando un pò una mano al destino; ci ha provato, e a lei è andata bene, e di certo non se n’è stata con le mani in mano aspettando chissà che cosa. E, altro dettaglio fondamentale, non si è annullata per un uomo, nemmeno per il Principe Azzurro: a mezzanotte se n’è andata lasciandolo lì.
Non so, ma personalmente non trovo Cenerentola un brutto esempio di donna; certo, non sarà forte e indipendente come Mulan che per salvare la sua famiglia si finge uomo e si arruola nell’esercito, ma di certo non è come Biancaneve. Ecco, lei proprio non la sopporto! Prima fa la servetta per la strega cattiva, poi non per un uomo bensì per sette e infine, non contenta, se ne va con il Principe senza nemmeno conoscerlo, solo perchè lui l’ha risvegliata…maddai!
Insomma, il succo di Cenerentola, per me, non è tanto il desiderio delle donne di essere salvate dal Principe Azzurro dalla cattiveria della matrigna, quanto piuttosto di avere uno scopo, di lasciare fare al destino ma di dargli anche una mano…e vada come vada.

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