Chiacchierando con Patty Belsito

Dopo uno scambio di poche battute per mail, un giorno di inzio giugno io e Patty ci siamo incontrare in una assolata Milano. La prima cosa che mi ha colpito di lei? L’altezza! Patty è una donna molto alta, dal portamento eretto, vestita da capo a piedi delle sue creazioni, quasi architettoniche e scultoree, realizzate per essere indossate e vissute non per essere lasciate a ciondolare sull’appendiabiti.
Chicchierando con lei scopro che ha in tasca una laurea in giurisprudenza e crede che, accanto a una formazione accademica sulla moda, bisogna prima di tutto saper creare realmente degli abiti indossabili, non solo realizzarli sulla carta: “Non cimentatevi in splendidi disegni ma prendete in mano  uno scampolo e create un qualcosa di reale, lì capirete veramente se è la vostra strada… in fin dei conti si dice “aver la stoffa”, non “avere la carta” per fare qualcosa! O no?”.
E’ cosi che inizia una lunga chiacchierata, partendo un pò da domande banali quasi:
Qual è il tuo stilista preferito?
“Adoravo Ferrè, adoro Vivienne Westwood e mi riconosco molto in Rick Owens”
Come nascono le tue creazioni?
“Da uno studio molto approfondito sui volumi del corpo umano; io non disegno i bozzetti ma creo direttamente i prototipi, modellandoli sul corpo e modificandone i dettagli fino ad ottenere una vestibilità perfetta. Sono convinta che un abito non possa essere bello a prescindere…un abito non è un oggetto nè tanto meno un’opera d’arte, un abito prende vita solo quando viene indossato.”
La creazione alla quale sei più legata?
Faccio fatica  a sceglierne una…dai concedimene almeno due (sorride): vediamo, sicuramente il “tubino zero8”, una mia personale rivisitazione del little black dress e creato nel 2008, è forse il mio modello più venduto. Poi il “sette camicie” uno chemisier molto complesso, ottenuto unendo sette camicie maschili intere. E’ un abito molto particolare che ho scelto di indossare, in una sua variante bianca, come mio abito da sposa.
Descrivi lo stile delle tue collezioni
Le mie collezioni hanno in primo piano il design, ricerco forme sempre nuove create non per stupire ma per essere eleganti, quel sottile equilibrio che separa l’essere particolare dall’essere stravagante, la ricerca che si muove nei canali della vita di tutti i giorni ricordando sempre che la strada non è una passerella.
Preferisci realizzare borse o abiti?
In realtà non è molto diverso: le borse mi entusiasmano moltissimo per i volumi quasi architettonici che la pelle riesce a rendere e le concepisco non come oggetti ma come abiti, costruendole in funzione della forma che prendono addosso al corpo, al movimento che avranno camminando…cambia il materiale e la funzione, ma il concept rimane uguale.
Hai realizzato anche una collezione maschile: è più facile vestire l’uomo o la donna?
Sembrerebbe molto più facile creare qualcosa di nuovo per l’uomo ma non è così: la cosa più difficile è trovare quell’equilibrio di originalità e volumi composti che non snaturino la maschilità del capo. E’ una sfida che a me piace moltissimo, adoro creare capi maschili. Purtroppo però economicamente una collezione maschile è molto più costosa da realizzare e doppiamente più difficile da proporre quindi devo rispondere che è più difficile lavorare per l’uomo ma per questioni pratiche, non creative.
E infine: un consiglio che dai alle donne?
Nella controcopertina del mio ultimo catalogo ho riportato una citazione di Gianni Versace: “Il mio desiderio è quello di dare scelta alle donne per far si che esca la loro individualità, per provare a realizzare ciò che vogliono, e io penso che le donne vogliano sentirsi belle.” Ecco quando scegliete un vestito pensate a questa banalissima cosa: deve rendervi belle.

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